Marta e Daniele

E’arrivato il momento: ieri sera sono venute a fare un incontro le referenti dell’affido e ci hanno comunicato che a breve ci sarà la prima udienza per decidere del futuro del bambino che accogliamo; ci hanno detto che i servizi sociali pensano che a breve potrebbe uscire un decreto che parla di adottabilità sia per lui che per i suoi fratelli. Se questo sarà confermato dal giudice il bambino potrebbe “partire” tra qualche mese. Quando hanno detto così io stavo mangiando la torta e ho smesso. Mio marito invece ha detto “prima è, meglio è per lui e per noi..”.

Sì, effettivamente se deve partire è meglio che lo faccia presto, nel senso che più resta da noi, più si affeziona, e più duro sarà il distacco per tutti. Io però ero rimasta con l’idea che dovesse rimanere un anno e quindi compiere un “giro del sole” completo… come faremo a festeggiare i compleanno dei nostri bambini senza di lui? Mi pare impossibile!

Dopo l’incontro, rimasti soli, ci siamo seduti sul pavimento della cucina. Mio marito mi ha detto “Mi ci sono già affezionato troppo!” Ma mi chiedo, ci si può affezionare “troppo”? Sì, forse sì; in questi casi uno dovrebbe andare in giro con il “freno a mano” tirato, ma davanti ad un bambino così è impossibile!

Lui tra di noi è veramente “sbocciato”, quando è arrivato era fermo e zitto, stile bambolina… adesso invece è sempre in movimento, fa i dispetti, fa i capricci… la cosa che mi ha fatto più tenerezza ultimamente è che ha imparato a baciare… noi diamo per scontato una cosa del genere, ma invece se uno non riceve affetto non riesce neanche a darlo… lui non sapeva che cosa erano i baci e gli abbracci, mi ricordo la prima volta che è riuscito a darlo alla nostra bambina (la sua preferita da sempre perché quella che lo difende dall’altro nostro figlio, più piccolo)!

Ancora adesso se mi apre la braccia per avere una coccola, mi commuove profondamente… mi verrebbe da dire che delle volte voglio più bene a lui che ai miei figli proprio perché con lui niente è scontato e tutto è “conquistato”… dall’altra credo che in me ci sia una “saggezza del corpo” che “sa” che non è figlio mio e quindi destinato ad andare via… forse è questo il mio freno a mano e forse in questo gli voglio meno bene.. Non so ancora che dire dell’affido, forse solo quando davvero se ne andrà potrò fare un bilancio, certo è che questa esperienza mi sta scatenato mille domande sul mondo, sui figli, sulla giustizia… “è giusto togliere questi bambini? E a chi è giusto darli?” sono domande che mi sembrano senza risposta, forse perché mi sembra che non esista una risposta giusta…lo stato d’abbandono di un bimbo è una linea sottile che è arbitrio del giudice stabilire, io vorrei sempre sperare che -dietro una decisione del genere- non ci sia mai razzismo, questioni culturali o politiche, ma sia fatto sempre tutto nel bene del bambino.

Poi “cosa sia il bene” io non lo so, perché sono convinta che anche i suoi genitori naturali amino i loro figli, ma non sappiano prendersene cura come “noi” vorremmo… Non so ancora che dire dell’affido, ieri sera abbiamo parlato anche di questo con mio marito, sicuramente ci sarà un vuoto grande nel nostro cuore e nella nostra vita, non è la prima volta che diciamo addio a delle persone che sono vissute con noi, ma questa credo sarà la più difficile… mi piacerebbe poter piangere tutti i giorni un pochino, in modo da non piangere troppo quel giorno… mi impongo di pensarci sempre, così da essere più “pronta”… mio marito invece non parla molto e alla fine io lo so che sarà il più distrutto.

Credo che anche i nostri figli ne soffriranno un po’: la più grande forse meno perché lo sa che deve andare via, spesso mi chiede quanto rimane ancora; al più piccolo è invece difficile da spiegare, ma allo stesso tempo -essendo così piccolo- accetterà anche più facilmente che il suo “fratellino” -come ad un certo punto è arrivato- così ad un certo punto non ci sarà più; tento di prepararli dicendo che “andrà dalla sua mamma e del suo papà, che lo stanno aspettando”.

Intanto cerco di immaginarli questi genitori adottivi: li vorrei simpatici, magari con altri figli, lui poco impegnato (perché questo bambino si lega più facilmente agli uomini), con una casa nel verde, amanti del campeggio, che si affezionino al bambino lo considero quasi scontato, anche perché lui è un bimbo che sa farsi voler bene. E allora mi pare bello “averlo accompagnato” fino a lì, alla soglia della sua nuova vita, come quando i bimbi attraversano la strada per mano, ma al parco giocano da soli… liberi, indipendenti, e tu puoi solo rimanerli a guardare e sperare che non gli succeda niente, ma non sono più “nelle tue mani”.

Spero che l’esperienza con questo figlio un po’ speciale ci insegni a trattare così anche i nostri figli, a poterli sempre e solo “accompagnare” alla vita, ma mai “tenerli legati”… Quanti discorsi!!! Il bello di quest’esperienza è che non può stare dentro a un pieghevole colorato… sconfina da tante parti e il tuo cuore si deve aprire a cose che non avresti mai immaginato prima…