M.G. un papà affidatario

Un’esperienza eccezionale può diventare un fatto ‘normale’, seppur con due virgolette attorno? Ed è giusto farlo? Io penso di sì. Accettare un bimbo in casa, un bimbo abbandonato o in una situazione difficile, la prima volta è emozionante, coinvolgente, forse totalizzante. Fatta la prima, le altre sono in discesa. A patto di avere al fianco una donna con fiocchi e controfiocchi, dei bravi figli e delle amiche che ti aiutino al momento del bisogno.

Insomma una rete con un perno al centro che si chiama moglie. E’ importante anche cominciare a piccole dosi, con affidi brevi e di neonati. E soprattutto metterci delle belle pause in mezzo. Non deve scattare il complesso di dimostrarsi buoni a tutti i costi. Non serve a nessuno. Non bisogna lasciarsi troppo compiacere da parenti e amici che vi elogieranno per il vostro contributo al Bene dell’Umanità.

Ciò che state facendo non è eccezionale perché tutti lo possono fare, nessuno escluso. Basta volerlo, e per volerlo certo bisogna sforzarsi un po’, uscire dalla routine. E solo una donna ci riesce, noi mariti possiamo solo farci trascinare. Se volete un consiglio: lasciatevi andare. Faticherete ma alla fine ne sarete davvero contenti. E non vi sembrerà più difficile come pareva all’inizio.

Vi sembrerà cioè un fatto ‘normale’. E quando il bimbo che avete tenuto in casa per qualche mese avrà trovato dei genitori adottivi, non piangete: siate felici per lui, ha trovato finalmente la sua famiglia. V’eravate scordati che da voi era di passaggio? Un motivo in più per avergli fatto un bel regalo, la vostra ospitalità. E un regalo vero è sempre gratuito, si dona senza pretenderne un pezzetto indietro. Sorridete…