La resilienza del bambino, la cogenitorialità e gli attaccamenti leggeri

“La ricerca sulla resilienza e sulla teoria degli attaccamenti multipli aiutano a pensare che un bambino a cui manca la base di attaccamento sicuro o che la perde improvvisamente può trovare, nel corso della sua esistenza, altre possibilità di attaccamenti leggeri con altri adulti. Sono le stelle della costellazione che vengono in aiuto al bambino e che gli permettono di costruire un’identità integrata a dispetto delle difficoltà vissute. Non è uno sviluppo ideale, ma uno sviluppo nonostante tutto”. Con questa citazione, tratta dal libro Sotto un cielo di stelle. Educazione bambini e resilienza di Paola Milani e Marco Ius, si è incentrata la formazione per le famiglie accoglienti sul tema della co-genitorialità e sulla genitorialità condivisa.

La formazione, condotta dal pedagogista Marco Tuggia, rientra nel percorso formativo specifico dedicato alla rete delle famiglie accoglienti del Progetto Cicogna e alle famiglie di appoggio di Zola Predosa. I nuclei saranno inoltre supportati dall’équipe della Cicogna nell’affrontare le difficoltà che potrebbero incontrare in questo cammino.
Al termine dell’incontro, che si è svolto il 20 novembre 2018, abbiamo chiesto alle famiglie partecipanti di scriverci riflessioni, emozioni e sensazioni.

Ecco cosa ci hanno inviato:

Momento di formazione davvero interessante ed arricchente quello di ieri pomeriggio. Ha proposto un nuovo punto di vista positivo da cui guardare e considerare i momenti di difficoltà ma anche i traumi e le esperienze dolorose. Un punto di partenza che rafforza, non un ostacolo insormontabile. Il formatore ha posto l’attenzione su figure di riferimento oltre i genitori (e non necessariamente adulte) che hanno partecipato con la loro presenza alla crescita e maturazione dell’individuo: noi, i nostri figli e i bambini che accogliamo. Figure che non devono essere vissute in contrasto con la genitorialità ma stimolanti accompagnatori, anche se talvolta in disaccordo con la linea materna o paterna, ma proprio per questo ancora più importanti.

Mi risuona ancora in testa il concetto della co-educazione. L’importanza di esserci, di essere a fianco di chi soffre e di chi vuole raccontare il proprio disagio. Sarebbe bello tramutare la sofferenza in energia positiva.

Se dovessi sintetizzare in poche parole l’incontro mi viene in mente un concetto chiave: essere persone che sono in grado di aiutare gli altri a dare un altro significato al loro dolore.

Io ricordo nitidamente questa frase, che riassume benissimo il ruolo delle famiglie accoglienti: spenta una stella grande… Occorrono tante stelle piccole per andare avanti!

Mi ha colpito il fatto che noi adulti chiediamo ai bambini di rinunciare al loro dolore perché ne siamo spaventati. E non lo tolleriamo, ma dobbiamo anche fare in modo che i bambini non debbano rinunciare alla parte di loro stessi che li tortura solo perché gli altri non riescono a sopportarlo. 

La citazione iniziale mi ha toccato molto. A quello aggiungerei:
– non di solo mamma e papà vivono i figli
– per i bambini che nascono nel dolore sono le persone intorno che fanno la differenza e possono dare loro la possibilità di vivere grazie a quella sofferenza (sospinti verso la morte inventano una strategia di ritorno verso la vita).

È stato insieme sia rassicurante che motivante. Rassicurante come genitori l idea di non essere gli unici “formatori” dei nostri figli, motivante come co- genitori sapere che, comunque, da qualche parte nei bimbi che accogliamo, il nostro amore rimane.