E’ come se camminassi sulle stelle. L’affido dal punto di vista del genitore

Per riuscire ad aiutare l’altro devi partire da te stesso per cercare di migliorarti. Con l’affido si lavora in profondità sulle emozioni di tutta la famiglia

Continuiamo a raccontare storie di accoglienza e affido familiare e lo facciamo dal punto di vista del genitore affidatario.

Cosa si prova a intraprendere un percorso di questo tipo? Si cambia in qualche modo? Come cambiano i rapporti in famiglia?
Queste sono alcune delle domande a cui hanno risposto i genitori affidatari del nostro Progetto Cicogna.

Quando concludi un percorso di affido ne esci sempre migliorato, o almeno questa è stata la mia esperienza. Raggiungi una maggiore armonia, sia a livello personale che familiare e questo si traduce anche in un maggiore equilibrio nelle relazioni con gli altri“. Con queste parole una mamma affidataria descrive cosa è stato intraprendere un percorso di affido

Durante l’intervista non nasconde che molte sono anche le difficoltà legate a questo tipo di esperienza: molte le notti passate in bianco, perchè  spesso i bambini non riescono a dormire; corri e lavori per tutta la giornata, ma devi essere sempre attivo, partecipe e attento alle necessità di tutti. Impegno, stanchezza e fatica sono però ripagate dall’affetto e dal clima che si creano in famiglia.

Accogliere un bambino significa mettersi in gioco e in discussione come genitore, come coppia e come famiglia. Molto importante è riuscire a coinvolgere anche i propri figli, per far si che non siano solo attori passivi dell’affido, ma partecipino e accolgano con consapevolezza il nuovo “fratellino” che arriva in casa.

Quando si ha un bambino in affido si vive un po’ dentro una bolla: da un lato sei molto affaticato, dall’altro è come se camminassi sulle stelle“.

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